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18 luglio 2010 7 18 /07 /luglio /2010 21:31

l'unica è dirvi arrivederci...maria

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Maria Attanasio di Napoli
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17 luglio 2010 6 17 /07 /luglio /2010 06:16

 

 

Amore che avresti meritato di più di questi vuoti di memoria

del passo lento mio di questi giorni che un po' me ne fotto

e sto come alla finestra a guardare,il dolore ci cambia

irrimediabilmente,ed io non sarò mai più come a vent'anni

ed anche tu ma questo non consola ma di certo non mi disamora.

Avrei potuto combattere la noia a colpi di tè con donne pensierose

e preoccupate delle ultima novità sui detersivi migliori

quelli che lavano via le macchie peggiori,ma il sangue mai...

invece son rimasta indietro a farmi di parole con o senza rima

a parlare coi morti nei sogni sola a farmi compagnia

con segni di matita e scarabocchi sul cuore che tu sai

non essere comunque la mia parte migliore di burro com'è

preoccupato quando c'è troppo sole.

E mi son venute idee favolose ogni notte insonne

ma non ho mai preso appunti e son tutte dimenticate

vuote come bolle di sapone,portate via dal vento

come le foglie d'autunno sparse sempre e per sempre

nei viali e nelle poesie,nessuno ha mani da poeta

o piedi da posteggiatore senza averne colpa

senza un briciolo di dolore che sia leggero o pesante

cappotto o mantello,c'è un minuto per tutti

in cui di fronte al vuoto ci si ritrova nudi

come appena partoriti e si deve scegliere se piangere o gridare

ricominciare o prendere una pala e scavare.

Amore che meritavi di più di altre parole e parole ancora

cosa pretendi se io non smetto di cercarti,di più

dei primi fiori del mio giardino del glicine profumato

del mare all'orizzonte e quella falce di Luna che sembra

messa lì proprio da un dio burlone a farci innamorare.

 

 

maria

 

Ai miei amici on web tutti

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Maria Attanasio di Napoli
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1 luglio 2010 4 01 /07 /luglio /2010 17:28

Il 29 Luglio,con il massimo dei voti si è laureato in Filosofia Politica con una tesi su L.F.Celine,mio nipote Alessio Forgione.

 

Ad Alessio vanno i miei auguri di una vita serena e fruttuosa ma soprattutto i miei ringraziamenti:

 

grazie per essere stato un bambino dolce e sensibile,poi un adolescente ombroso ed educato e

soprattutto uomo,quando ancora ragazzo la malattia ed il lutto hanno così duramente provato la nostra famiglia

privandoci di mia madre,tua nonna Lorenza.

In quel periodo la tua presenza è stata fondamentale perchè ognuno di noi restasse lucido nelle incombenze pratiche di una malattia che non solo ci ha tolto la persona più importante ,ma anche parte di noi.

 

Oggi Nonna sarebbe fiera di te,come lo era del bambino che tornava da scuola tutti i pomeriggi stanco e capriccioso,conosceva i tuoi talenti,ed in cuor suo sapeva che li avresti spesi bene.

 

Sottovento o col ventro contro resta quello che sei,continua ad essere te stesso,la nostra, gioia il nostro orgoglio.

 

 

Con amore,MARIA.

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Maria Attanasio di Napoli
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27 giugno 2010 7 27 /06 /giugno /2010 08:54

Volevo nel mio piccolo,da cattolica per scelta,non praticante,esprimere tutta la mia solidarietà al Cardinale Tarcisio Bertone,così fortemente indignato dalle perquisizioni avvenute in Belgio  nell'arcivescovado di Mechelen,che lui stesso ha definito "cosa mai avvenuta nemmeno nei peggiori regimi comunisti:ma guarda un po'!.

Come se per il clero dovesse esistere un'altra forma di legislatura,di procedimento di indagini,mah!

E che dire di quei poveri vescovi lasciati senza mangiare per nove ore,addirittura!!

Che forse i vescovi mangiano ogni 3 ore come i neonati,e noi non lo sappiamo nemmeno.

Eppure i primi a spargere la voce che i comunisti mangiavano i bambini son stati proprio i preti,sopratutto nelle campagne nell'Italia del dopoguerra,dicevano che votare comunista comportava la scomunica immediata.

Ma quanta poca memoria ha questa chiesa che sembra aver dimenticato di rappresentare Dio e suo figlio che si è fatto uomo e in quanto figlio di Dio non possedeva che il suo corpo così umano da offrire per la salvezza dell'uomo.

La salvezza anche di questa chiesa che possiede si dice gran parte del patrimonio immobiliare romano,ed è uno stato che batte moneta,che ha una banca che non rispetta nessuna delle leggi italiane sul riciclaggio del denaro sporco,perchè lo stato vaticano neon le ha riconosciute,tranne però accettare l'abolizione dell'ICI regalo  fatto allo stato vaticano dal premier in persona che queste cose può permettersele.

Fermo restando che io sono una persona buona,non accetto l'idea che un pedofilo sia considerato un malato perchè la vittima della  mia malattia sono io,non un altro,ma un prete che tocca e abusa di un bambino , smette di essere prete ,uomo ,ed essere umano per me,non solo per il suo voto di castità,che non capisco e non  mi interessa,ma per il ministero che ha accettato di rappresentare elevandosi come sacerdote sopra l'uomo e le sue umane miserie.

Un prete pedofilo,non tradisce il suo Dio,che forse è anche pronto a perdonare nella sua misericordia,ma l'uomo in quanto essere umano,creazione del dio in cui egli dovrebbe credere poichè lo rappresenta.

Allora cessa nell'attimo in cui la sua lussuria prevale sulla fede dogmatica che nessuno gli ha chiesto di avere e praticare,non solo di essere un prete ,ma anche un uomo.

Allora caro Bertone,rinunciate agli ori,alla porpora e a tutto il resto e poi discutete le leggi di uno stato sovrano nel suo territorio.

M.

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Maria Attanasio di Napoli
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25 giugno 2010 5 25 /06 /giugno /2010 17:00

mondo1+

 Il mondo tra due dita,muoiono bambini ogni giorno per malattie che l'occidente ha sconfitto da anni,ma loro stanno dall'altra parte del mondo,sono nati sfortunati,svantaggiati dal destino a da un  Dio così poco misericordioso da spargere il suo seme dove capita?

Sempre a farci le stesse domande,intanto la Nazionale di calcio viene eliminata dai mondiali.

Giocatori che costano milioni di euro che sembravano figurine di carta,che perdono con squadre che non hanno le loro capacità economiche ,ma sembrano possedere come dire...gli attributi,e giù fiumi di inchiostro ed interviste a qualunque idiota  si senta in dovere di dire la sua.

Ma che mondo è ,che Italia è,al sud siamo sommersi dalla spazzatura ancora una volta ed i Tg ci fanno vedere l'ultima giraffa nata e cuccioli di tigre ed una coppia di Inglesi che ha fatto impiantare al povero gatto due zampette artificiali,visto che quelle vere gli sono state falciate via in campagna da un imprudente giardiniere.

Ed il premier non viene più a trovarci,piazza del Plebiscito non è più il suo salotto,eppure noi napoletani siamo così buoni,non abbiamo nemmeno riproduzioni del nostro Duomo in pietra eppure è molto bello,all'interno viene conservato il tesoro di San Gennaro,unico santo che si ripete nel miracolo di sua pertinenza quasi sempre.

E non và più nemmeno all'Aquila che pure è molto bella in questa stagione,se non fosse per la polvere e quell'aria di dopoguerra che ha assunto la città nell'ultimo anno.

E sarebbe il benvenuto a Pomigliano se non fosse che il suo parterre di auto è pieno di marche straniere,che può importare se la Fiat fallisce ,le tedesche sono cosi affidabili,lussuose,comode,come certe donne,come certi uomini.

Da noi si dice "dio li fa e poi li dimentica",sono sempre più convinta della saggezza dei proverbi.

Buon fine settimana.

M.

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Maria Attanasio di Napoli
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17 giugno 2010 4 17 /06 /giugno /2010 23:32

alice2a.jpg 

 

Questa è Alice che dorme

e nei suoi sogni c'è il futuro di Madre Terra

il passo vagabondo dell'uomo

la luce furba degli occhi della volpe

l'incanto dei giochi

le cene d'inverno e i fuochi sulle spiagge;

c'è il lento scorrere dell'acqua dei fiumi

la vastità degli oceani e le giostre con musiche francesi

e donne con lacrime di perle sul petto santo

e il sapore del pane ancora caldo

ed il rumore della pioggia contro i vetri

e le risate degli angeli ed il pianto dei diavoli.

Questa e Alice che dorme

e nei suoi sogni c'è l'idea allegra

che la vita è di chi ama.

 


Maria

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Maria Attanasio di Napoli
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16 giugno 2010 3 16 /06 /giugno /2010 21:45

Nota dell’autore

 

In “Appena finirà di piovere”, come in tutto ciò che scrivo ed ho l’ingenua pretesa di chiamare poesia, i miei versi nascono da momenti particolari - molto particolari - all’interno dei quali mi sento potenzialmente, solo potenzialmente, capace di fermare attimi talmente irrinunciabili da richiedere, appunto, d’essere perentoriamente registrati. Solo per me? Essendo privo della qualificata preparazione del cosiddetto letterato, mi trovo puntualmente coinvolto nel moto perpetuo di due altalenanti necessità:

 

- da una parte, avverto forte il bisogno di adagiare parole che siano le più vicine possibile all’immagine dell’istante che sto lì per lì per raccontare: una sorta di alfabetizzazione del respiro;

 

- dall’altra, registro regolarmente la mia scarsa meticolosità nel rendere il verso apprezzabile. Lo apro, lo stendo e poi lo chiudo con la primissima voce dell’io narrante, senza la pretesa di doverlo tornire a tutti i costi.

 

Alla fine, il pezzo che vado così a comporre risulta l’unico in grado, in quell’angolo d’anima mia, di rappresentarmi ed io ne godo a tal punto da trascurarne gli effetti estetici su chi poi avesse la bontà di leggerlo. Ne godo, è vero, ma solo e soltanto per l’antica abitudine che ho di darmi agli altri.

 

La poesia, mi hanno insegnato, è una delicatissima arte da non disperdere nei nostri egoismi. E’ vero. Aspira ad essere universale solo se siamo capaci in misura anche elementare di rendere gli altri partecipi - quasi testimoni - delle nostre emozioni e di sprigionare in tal modo gli animi al confronto, al gioco dell’eterna caccia ai valori comuni.

Dovendo sintetizzare una delle fasi più intime del mio sentire, posso concludere affermando che l’incantesimo di certe speciali condizioni di scrittura, quelle nelle quali mi ricordo di essere  persona tra le persone e persona tra le cose, io lo vivo quasi sempre in un dormiveglia costante. E’ l’ora fatidica, l’ora in cui preferisco non svegliarmi del tutto e non addormentarmi del tutto. Ciò mi consente di diluire in maniera felpata gli impulsi dell’oggi in quelli di ieri (la realtà e la nostalgia mai in combutta tra loro). Mi fa accedere al futuro, ad uno spazio ambìto cui vado incontro in una specie di preparazione al bello, alla buona analisi, al nuovo che verrà e al vecchio che mai butto in un burrone.

Forse é inquietante, certo è suggestivo, mi sono inventato la razionalizzazione di un sentire, il mio, che arriva puntuale, nuovo muscolo tra i muscoli, per fare in modo che, carne, non evapori e sia parte integrante del corpo che lo contiene. Rischio che possa accadere, un giorno, di non sognare più? No!

Appena finirà di piovere, ci riproverò

 

Aurelio Zucchi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Maria Attanasio di Napoli
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16 giugno 2010 3 16 /06 /giugno /2010 21:34

 

 

NOTA DELL’AUTORE

 

Alle 20:50 del 21 Agosto 2003, dopo trentatrè anni dal conseguimento del diploma di geometra all’”Augusto Righi” di Reggio Calabria, me ne sto sul lungomare di Scilla. Ho lasciato mio fratello Gino a Cannitello perché preferisce pescare. In realtà, non vuole partecipare ad un avvenimento che sa essere solo mio, nel quale, però, io credo poco. A Bruno, un compagno di scuola, non l’ho confessato per non rovinargli la festa. È diventato matto per organizzarla, questa serata. Un bombardamento di telefonate, SMS ed e-mail ha colpito tutti, senza distinzioni. Bisogna rivedersi, questa volta con le mogli al seguito! L’appuntamento tradizionale, riservato solo a noi, è e rimane fissato per il 21 dicembre di ogni anno ma agli incontri, soprattutto dopo il ventennale, non siamo mai al completo. Non tutti abitiamo a Reggio. La vita frenetica, un certo rilassamento dovuto all’età, qualche acciacco e l’incuria dei ricordi non sono giustificazioni valide per Bruno che, sciolto nel desiderio insopprimibile di rivedere la truppa, ha rivoltato il mondo intero per far riesplodere in ciascuno la voglia dell’incredibile. Per completare l’opera, ha addirittura invitato tre persone speciali: Giuseppe Quattrone, Totò Santoro e Aldo Corigliano. Io e Nino, un altro compagno che come me vive a Roma, lo abbiamo aiutato dedicando un po’ del nostro tempo a coordinare e perfezionare l’evento.

Portando con me gli stessi dubbi che mi hanno fatto desistere dal trascinare anche mia moglie, sono partito affidando alla compagnia di Gino e alla riscoperta dei miei luoghi il compito di dare un senso alla trasferta. Se la serata va storta, pensavo, almeno ho risentito l’odore del mare.

Sono le ventuno... Laggiù, dai parcheggi, da dove ha inizio il largo marciapiede che divide la sabbia dall’asfalto, vedo gente che s’avvicina. Nel contrasto delle luci non riesco a distinguere i volti. Il primo è Nino e poi via via tutti gli altri. Un’inflazione di strette di mano a signore che non ho mai visto e abbracci lunghi un’era per salutare chi non sto riconoscendo. Siamo proprio tutti e sentiamo che anche Mimmo Chiofalo e Dino Gentilomo sono in mezzo a noi. L’ingegnere Corigliano mi vuole ancora bene, mi stringe sforzandosi di controllarsi. Il dottor Santoro è più deflagrante e martella le mie guance con le sue grandi mani. Il professore Quattrone si ricorda di me, dice che ero bravo ma che mi devo dimagrire. Gli occhi sfidano un po’ di lacrime, vive come le facce che tornano ai vent’anni.

Al ristorante, la cena è solo un optional. I migliori pezzi della V B cadono sul lungo tavolo che diventa il luogo di una mappa che tutti devono vedere. Uno di noi tira fuori un elenco e lo consegna a Quattrone. La voce subisce l’ingiuria del tempo ma fa l’appello. Ed io che non ci credevo... Cineprese passano sulla mia testa per cogliere i discorsi di tutti e puntare le labbra dei nostri insegnanti. Foto su foto, singole e a gruppi e poi quella finale. Cosa porterò a Roma? D’accordo, Nino mi farà i duplicati ma non è la stessa cosa.

Ho solo un sistema per giustificarmi, scrivere un libro per raccontare una storia importante che meriti d’essere divulgata. Non la solita nostalgia becera ma il ritorno risolutivo di un’eco mai persa. Di ricordi ne ho tanti, colorati e grigi, come ciascuno di noi. Gli anni della giovinezza, quando bastava giocare in un campo sperduto di periferia per sentirsi già calciatore o quando era sufficiente attendere all’ingresso del “Righi” l’arrivo dei compagni di classe per sentirsi protetti da tutto e da tutti rimangono in prima linea. Invocano in maniera perentoria una resurrezione che fa stare il cuore in una specie di alcova e pervadono l’animo di quei buoni sentimenti diventati merce rara nel tempo in cui si vuole globalizzare anche l’aria che respiriamo.

Col trascorrere degli anni, tra i passaggi intensi da un’età all’altra e poi all’altra ancora, avviene che i migliori ricordi custoditi a vita e che pensavi di tirar fuori solo da vecchio reclamino una rivisitazione. Chiamala nostalgia o come vuoi tu. In me produce la costante di un tempo che non scorre e di una sola età nell’esistenza. Un trucco per sentirmi! Né piccolo né grande. È questo il sistema che ho scelto per registrare il mio passaggio: fare una media virtuale tra il fanciullo che sono stato, la gioventù che ho colto, la maturità che vivo e la vecchiaia che lascio in attesa. Nulla deve prevalere.

Così scrivo in queste pagine e così vorrei rivolgermi ai ragazzi in groppa al nuovo millennio; senza rompere, come dicono loro, ma col solo scopo di fargli amare la loro età tanto quanto le altre che verranno e che l’aspettano al varco, con i respiri diversi che vanno rispettati.

 

Aurelio Zucchi

 

 

 

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Maria Attanasio di Napoli
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11 giugno 2010 5 11 /06 /giugno /2010 17:32

tramonto4jx1.jpg

 

Con noi ovunque sei,ciao amico e poeta colto e gentile.

Ciao Claudio ci ritroveremo un giorno dentro altri cieli,

padroni di altre parole e senza dolore.

M.

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Maria Attanasio di Napoli
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7 giugno 2010 1 07 /06 /giugno /2010 16:08

Mi dispiace,in queste ultime settimane sono sottotono più che sottovento.

Vari problemi di salute mi impediscono di dedicarmi come vorrei al blog ed alla Poesia,ma soprattutto ai tanti amici che ho incontrato,comunque vi penso e siete tutti parte del mio cuore,lo sapete.

Un bacio ed a presto.

maria

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Maria Attanasio di Napoli
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