Peregrinar di donna
Spargerò gli occhi
alla ricerca di un "te"
su quei rilievi e valli
mai esplorati,
troppo distanti le curve
i pendii montuosi
per riposare sguardi
languidi come sogni
all'alba dimenticati.
Sarò lo sbuffo netto
che mi porterà via
dall'afoso meridione
della mia tristezza,
da qui
o dalle ciglia lunghe
arcuate che amerai
accattivanti
di lento suadere.
Non le tue mani
a decidere
se correre e scaldarsi
sul mio incarnato,
viverne il contatto
come d'organo
si vivono i tasti,
non le nostre mani
disporranno di noi
né la paura di sbagliare,
di meno, l'inutile orgoglio
che a turno riduce al silenzio.
Ma un pensiero dentro
ventoso,
il bisogno d'un drappo
a proteggermi,
tempestosa, raminga
brama di compiermi.
Daniela Procida