L’amore che ho dato
Quasi tutto rubato
All’amore perverso
Che ti prende allo stomaco
E ti cambia ma non sei diverso
L’odio l’invidia essere buoni
Egoisti e cattivi mettersi carponi
Di fronte ai padroni
E fuggire le parole che finiscono in- ismo
Per puro fatalismo
E fare figli a trent’anni
Perché a venti avevi altri impegni
Essere furbi essere attivi essere fedeli
Credere agli angeli ed anche ai diavoli
E tutto in un attimo il presente ed il passato
Se solo ci pensi non sei chi già sei stato
L’amore la vita la morte
Il pane il vino l’impegno la sorte
Un dio minore che non sente ragioni
Un dio dei pazzi che mi ruba le ambizioni
Gli amici gli amori le malattie
Le opinioni diverse le idiosincrasie
La paranoia l’ipocondria
La Toscana la Campania
E forse mai andrò in Lombardia
E le zanzare d’estate i grilli nelle campagne
I gatti e gli occhi di certe cagne
E gli occhi marroni di mia madre
La sua nobiltà e la mia malafede
Sono parole che durano poco
È un serioso gioco.
Maria Attanasio