Che chiedo io ,infine ,per i miei fratelli del popolo napoletano , che chiedo io come tutti quelli che hanno cuore e anima ,salvo che finisca l’oblio e l’abbandono ?
Che chiedo io in nome della eguaglianza umana e cristiana, salvo che il popolo di laggiù sia trattato come tutti gli alti cittadini ,abbia una casa, abbia della luce nella notte ,della nettezza, della sorveglianza, sia guardato e protetto contro sé stesso e contro gli altri?
Che chiedo io, se non l’applicazione della legge umana e sociale ,trattare quelli come si trattano gli altri,
dar loro quello che spetta loro, come uomini, come cittadini come esseri viventi di una grande città?
Faccia il suo dovere chiunque, non altro che il suo dovere, verso il popolo napoletano dei quattro grandi quartieri, faccia il suo dovere come lo fa altrove, lo faccia con scrupolo ,lo faccia con coscienza e ogni giorno, lentamente ,costantemente, si andrà verso la soluzione del grande problema, senza milioni, senza società, senza intraprese, ogni giorno si andrà migliorando, fino a che tutto sarà trasformato, miracolosamente, fra lo stupore di tutti ,so perché chi doveva si è scosso dalla mancanza, dalla trascuranza,
dall’inerzia, dall’ignavia e ha fatto quel che doveva.
Matilde Serao
Dal Ventre di Napoli, primavera 1904