La possibilità di un Dio
Quanti anni ancora
mi cercherò dentro
l’indicibile e il detto
con le parole fatte freccia
che scocca
nella campana che rintocca
ed annuncia anche la mia fine
più volte in un giorno
e sono fiore
restando seme
e sono parole
senza fiato
e prato negato
al quartiere più lontano
dal centro della città
e sono materia
e brodo primordiale
e sono diversamente scaltra
solitaria al punto giusto
tanto da aspettare ancora
e sono suono e corda di violino
sono lontana
ma non ti ho avuto mai così vicino
da farmi carne ardente
pur di volerti al mio fianco
folle al punto da cavarmi gli occhi
per non vederti
quando poi sarai stanco
sono legno d’ulivo
e cedro del Libano
sono monte sacro
e zolla del tuo giardino
scendo e poi salgo
le scale della passione
come tanti cristi
senza croce e senza esposizione
(e tu di me cosa sai
mentre te nei stai in disparte
e decidi come un amante
di chiudere il conto
e scappare).
C’è la possibilità che io creda
che sia cammino di fede
questo nero su bianco
che pomposamente chiamo poetare
è pane e vino
per la mia comunione col mondo
che pure nel suo giro
mi sposta dal centro
che poi sarei io
impotente per ieri e domani
ma oggi vivo
quasi senza fiato.
C’è la possibilità
che il chiodo diventi anello
e che io mi ricongiunga al Dio
che nel suo pieno diritto
mi sta cercando.
Maria Attanasio