A milioni come fossero sciami di cavallette
o formiche d’occasione divenute prodighe come cicale,
giovani vite che cercano
vita tra scorie d’altre vite
consumate in fretta ma lente a finire
ché l’essere umano è in continua evoluzione
e prova gusto a diventare peggiore.
A milioni dicono non riescono a studiare
gran parte di loro a otto anni comincia a lavorare
i nostri figli pettinano bambole
nei cortili tirano calci al pallone
baciati dal sole.
Da questa parte del globo il sole sta per tramontare
nel caldo afoso di un’estate
di pettegolezzi e dicerie
di telefilm su ufo e fantasmi
e le nostre paure così evidenti
che ci tengono chiusi in costosi appartamenti;
dall’altra parte del globo
il sole sorge su un nuovo giorno
sudato e freddo come un incubo.
A milioni come mosche zanzare
pidocchi e sono uomini
con braccia e gambe e voci e occhi
e denti e capelli che saltano sulle mine
che hanno forma di farfalla,
o dilaniati da bombe intelligenti
non tanto da evitarli,
per molti il cuore è pietra di nessun valore
uno o un milione nessuna differenza evidente
tanto la conta in un modo o in un altro torna.
Maria Attanasio