Il 23 Novembre 1980 in Irpinia la terrà tremò,erano le 19,35 di un domenica qualunque.
Una scossa di magnituodo 6.9 fece saltare i sismografi,attraversando l'Italia seminò terrore e morte.
Il Sud sprofonda,l'italia non è preparata ad una catastrofe del genere,la Protezione civile,non è stata ancora costituita.
L'epicentro del terremoto si localizza tra i comuni di Teora,Castelnuovo di Conza e Conza dela Campania,ma si estende oltre paesi e citta limitrofe arrivando a Napoli , a Poggioreale in via Stadera crolla un palazzo uccidendo 52 persone.
Il ritardo nei soccorsi viene denunciato il 25 Novembre dal Presidente della Repubblica,che contro il parere di tutti gli altri
ministri di Governo,o quasi,volle recarsi sul luogo del disastro,i soccorsi arriveranno solo dopo 5 giorni.
Nel fratempo si scava con le mani e si fa affidamento sui volontari che sono arrivati da ogni parte d'Italia.
Quando finalmente arriveranno le scavatrici,le voci delle persone ancora vive sotto le macerie sono fievoli,troppo.
Solo pochi si salveranno.
Il mondo intero resta sconcertato da tanta distruzione e forse anche da tanta inettitudine del governo in carica,incominciano ad arrivare aiuti da tutto il mondo.
Alla fine si contano 2.914 morti,sono state coinvolte in modi diversi 6 milioni di persone.
La ricostruzione inizia anche con l'aiuto degli alleati stranieri,tra mille scandali e ruberie varie,questa ricostruzione continua ancora.
Mia madre,che era originaria di Ariano Irpino,soleva ripetere un proverbio molto popolare dalle sue parti spesso martoriate da caststrofi più o meno naturali "IL terremoto come le peste,chi spoglia e chi veste".
IN memoria delle vittime ,che sia perenne la vergogna di chi pur appartenendo di fatto e con i voti anche dell'Irpinia al governo allora in carica,non seppe essere all'altezza del suo ruolo costituzionale ,il fatto che molti di loro siano passati a miglior vita ,non li scagiona .
La morte non corrisponde all'azzeramento delle colpe compiute in vita.
Se esiste il perdono è di Dio,è sua l'onnipotenza di questo sentimento,non nostra.
In memoria di mia Madre,che della sua terra aveva conservato la nostalgia e il dolore della lontananza,gli occhi dello stesso colore delle castagne di cui la campagrna Irpina è piena,e la speranza mai vinta della sua gente.
Maria Attanasio
Fonti di ricerca varie on web