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Caligola di Albert Camus

Quando ho letto per la prima volta il "Caligola" di Albert Camus, avevo poco più di vent'anni e nemmeno sospettavo che spesso il male arriva da chi sembra il più insospettabile.
Rileggerlo adesso mi ha fatto amare di più il personaggio che non nasconde la sua indole malvagia mai a nessuno.
Il personaggio storico, il Cesare Caligola, è molto simile al personaggio di Camus, molti critici pensano che in realtà l'autore volesse raccontare la meschinità e la malvagità di Hitler.
Il testo teatrale è stato scritto e riscritto in un arco di tempo che va dal 1937 al 1958, ed secondo me sempre attuale.
Caligola incapace di sopportare il dolore per la morte della sorella-amante Drusilla lo sublima nel male, nella sua capacità di fare del male, quella che era la sua cattiveria di ragazzo diviene malvagità.

Caligola tiene al bene del suo popolo e qualcosa di buono per favorirlo fa, è il suo stesso potere che odia e pur esercitandolo lo teme arriva ad odiarlo e non ha mire espansionistiche ,lui vuole la Luna.

Caligola mostra la sua malvagità in uguale misura sia ai Senatori che ai servi è come se l'autore attraverso le azioni del suo personaggio volesse dimostrare l'oscenità del potere in tutta la sua malvagità.
In ogni uomo è racchiuso un piccolo despota pronto ad esercitare il poco o tanto potere che ha.
Caligola però al contrario di tanti altri dittatori o piccoli despoti contemporanei possiede il dono della poesia, in lui c'è un'arte oratoria quasi vendicativa, dove non arriva con il veleno, i coltelli, lui arriva con l'oratoria, l'arte della parola si fa spada.

A me piace , pare sia vero l'episodio del cavallo Invictus nominato Senatore, tanto per far capire ai suoi senatori quello che pensava di loro.

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