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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:32

 

 

 

 

 

 

(A Checca ed Ale)

 

 

 

L’origine del mondo

ed il tuo primo respiro

fuori dal mio corpo a farmi male

con l’unico dolore possibile

da accettare,

l’origine del male

quello vero dell’uomo

sull’uomo che io sto qui

a raccontarti sperando

che mai tu debba provarlo

sulla tua pelle carne della mia carne

ogni tuo dolore è mio

ogni tua lacrima ha il mio sale

ogni tuo grido ha la mia voce

ed ogni risata tua

è l’origine del mondo

che si è aperto nel chiaroscuro

dei tuoi occhi,

schiuso il mondo alle tue mani

che vogliono afferrare

ma non sanno ancora contenere,

sei tu il tuo capolavoro

ma ancora non lo sai.

 

 

Mamma

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maria attanasio
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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:27

 

 

 

 

 

Mani grandi mani contadine

Mani per punire mani per benedire

Mani per crescere figli

Mani a coprire sbadigli

Mani date in pegno per un caldo inverno

Ed una fresca estate

Mani a mollo per ore nell’acqua e sapone

Ore ed ore a lavare

In attesa del sole ad asciugare

Le mani e la pelle da salvare.

Mani senz’anelli senza unghie laccate

Mani consumate

Dalla fatica degli anni

Dalla malattia dagli inganni

Mani invecchiate prima che il tempo

Battesse più lento

Mani per unire dividere e moltiplicare

Mani fredde esangui

Mani di mia Madre

Mani baciate-

 

 

 

 

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maria attanasio
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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:20

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi

si resta come sospesi

tra il dire e il fare,

si trattiene e il respiro

per poi riprendere  a respirare,

è passato come un vento leggero

tra le foglie di un qualunque Aprile,

è scappato sulle scale

come un bambino atteso

per un nuovo gioco giù in cortile;

sorriso in un pensiero,

vena che pulsa

lungo la gola protesa,

il dolore.

 

 

 

Maria Attanasio

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maria attanasio
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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:18

 

 

 

 

 

Metti ordine nei miei pensieri

Prenditi tutto il tempo che vuoi

Quello che puoi spendere per me

Che ti regalo silenzi in onde medie

E parole come coriandoli

Per questo eterno Carnevale

Ridere e godere un giorno su mille

Tanto poi si può ricominciare

Sempre e ancora

Fino a quando poi la Morte

Ci ruberà gli occhi

Ci fermerà le mani

Ci chiuderà la bocca e sarà tempo

Di zittire il dolore

E sarà luce nell’ombra

E orma del tuo corpo ancora sul mio letto.

 

Maria Attanasio

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maria attanasio
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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:14

 

 

 

Sono sicuro che verrai

L’ho letto nei tuoi occhi,stampato sul tuo sorriso c’era quello che poi si è rivelato essere il mio invito.

Verrai dove ti ho detto di venire perché abbiamo sperato nello stesso istante più o meno la stessa cosa:io speravo di trovare il coraggio di invitarti ad uscire con me,tu speravi che io ti invitassi.

Mentre ti aspetto già penso che è stato un miracolo incontrarsi,tra tanta gente che corre ogni  giorno incontro alla sua ora,dentro un lavoro quando c’è,in una disperazione nuova quando il lavoro non c’è,e ti devi inventare ore diverse per giorni che non avresti voluto vivere.

Poi la gente quella che corre con le cuffie dell’I pod e sembra viverci con quella musica nelle orecchie ,nessun tentativo di comunicare con l’altro,l’espressione di chi vorrebbe essere comunque in un altro posto che forse riesce ancora ad immaginare.

Invece noi quel giorno ci siamo incontrati così per caso,la stessa malattia lo stesso medico curante,quasi la stessa diagnosi e poi le sedute per la  terapia,una due tre,infine la mia decisione  di volerti incontrare in un posto dove guardarti non fosse solo chiedermi chissà lei come sta davvero.

Ti voglio incontrare in un bar all’aperto ,in mezzo ad altra gente,e gente ancora che passa mentre noi beviamo quello che ci pare e si ride poi di qualche stupida battuta che faccio,magari sul colore mogano che sta prendendo il mio cranio,e ti conterò le stelle negli occhi,e ti accarezzerò i capelli che hai ancora tanti e sembra non ti cadranno,almeno non adesso.

Verrai perché non avrebbe senso non venire,verresti anche se piovesse,verresti comunque con me a guardare la pioggia battere sui tavolini,la gente affrettarsi,verresti a chiedermi di baciarti prima che sia troppo tardi per il sole e l’inverno la pioggia,per i baci e i caffè,tardi per il gelato al lampone,per la musica a palla,tardi per tutto,in anticipo su tutto il tempo che ci rimane tu stai già arrivando.

 

Maria Attanasio

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maria attanasio
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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 12:20
5 mesi fa ci lasciava a soli 41 anni Daniela,poeta e donna di una bontà assoluta.
Daniela amava la vita,amava Napoli ,la sua famiglia ,gli amici e la poesia.
Nelle sue poesie ogni parola è calibrata attentamente come se ogni parola dovesse sostenere
il peso dei versi che non è lieve quando escono dall'anima.
Daniela nei suoi versi ci metteva la sua anima,la sua carne,il suo essere donna e madre in un mondo che
cambia troppo velocemente ed è difficile per tutti sentirsi al sicuro.
Daniela era generosa e carnale,aveva occhi profondi ed ha cercato Dio anche nel suo dolore quando combatteva
contro la malattia.
Adesso siamo tutti più soli,anche coloro che non hanno avuto il piacere di conoscerla,ma che potranno farlo attraverso la sua poesia.
Mai soli quanto lo sono i suoi familiari,il marito Pino,la piccola Glenda ai quali va il mio pensiero.
Ciao Daniela.
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maria attanasio
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6 febbraio 2009 5 06 /02 /febbraio /2009 23:22

Hai ancora le mani

Quasi tutti i capelli

E denti ancora tuoi

A cosa ti serve impazzire

Dentro notizie disastrose

E lontane da noi.

 

Hai ancora tutti i tuoi soldi

Figli e parenti sani e salvi

A cosa ti serve scendere in piazza

Per cercare nella partecipazione

Una nuova consapevolezza.

Hai  le tue ferie d’ Agosto

Il tuo pacco a Natale

Da bere se hai sete

Da mangiare se hai fame.

 

A cosa ti serve mettere bandiere sui balconi

Che poi le sporcano i piccioni

A cosa ti serve leggere libri e giornali

Se poi hai ancora vergini le opinioni

A cosa ti serve così pieno di te come sei

Il mondo che cerchi e che vuoi.

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maria attanasio
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6 febbraio 2009 5 06 /02 /febbraio /2009 23:19

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quello che ho visto io

È un caldo assurdo

Che riasciuga le ossa

E tu non sei nient’altro;

ho visto il mare aprirmi le sue braccia

poi il seno di una donna

ed io volevo nasconderci la faccia

quando tutte le donne

diventano nessuno

e posso toccare il vuoto

lasciato da Dio.

 

Quello che ho visto io

È un pubblico attento

A questa vita di cui non mi pento

E vorrei,ma non so più leggere

La mia calligrafia

Ho scritto al buio e lontano

Da casa mia.

 

Ma le storie si ripetono

E sono storie inventate

Gli uomini nascono ovunque

Allo stesso modo

La novità non c’è

E  voi,voi ghigliottinatemi pure

Sono già mille anni che non ho testa

Ho solo un ultimo desiderio:

l’attenzione della folla !

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maria attanasio
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6 febbraio 2009 5 06 /02 /febbraio /2009 23:11

 

 

 

 

 

Se te ne vai

Se metti in giro i miei giorni

Come fossero i tuoi segreti

Se ti siedi alla mia tavola

E non tocchi cibo

Tocchi i miei fogli

Ma non li leggi

Apri i miei libri

E fai cadere le parole

Che amico sei.

 

Maria Attanasio

 

 

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maria attanasio
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6 febbraio 2009 5 06 /02 /febbraio /2009 22:59

Per quello che non si vede

 

 

 

 

Per quello che resta tra le mani

addosso nel cuore e per quello

che nemmeno c’è oppure

al momento non si vede

e si fa immortale

come il cambio di stagioni

come l’amore per i figli

come la speranza

come la preghiera.

Per quello che non si vede

e fa male ,ferita perenne che spurga

nel cuore millantate passioni,

e ci fa giovani e vecchi

amanti e infedeli

e ci fa ridere e gridare

e piangere e mettere in giro

parole di fuoco di pietra

piume e cristalli ,

forse per questo e tant’altro

si scrive.

 

Maria Attanasio

 

 

 

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maria attanasio
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