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20 novembre 2009 5 20 /11 /novembre /2009 08:01

 

 

Bianco Natale

 

Sarà ,ho pensato

un revival di quella dolce

canzone mielosa?

Oppure una manifestazione

di moda per le feste a venire

in cui le modelle

tutte di bianco vestite

sfilano su renne imbiancate?

Magari gli astrologi,loro sì,

sanno

che fioccherà neve a gogò

quella pastosa che si ferma

e accoglie passi e risate?

Oppure è la festa dei cuochi

i più famosi che

a Natale

prepareranno per

tutti i bambini

poveri e ricchi

zucchero filato

meringata e panna

a nuvole

e l'Italia sembrerà

una torta in cielo.

Potrebbe anche trattarsi

di una gara

una gara di nuvole bianche

di forme e colori

da indovinare

col naso all'insù

tuttta notte del 25:

che maraviglia!

M'è venuto anche in mente

un trenino di bimbi dell'asilo

quelli dal grembiulino bianco

dell'ultim' anno

che scorrazza

per lo stivale

ripreso da aerei in volo.

No ,trattasi di Natale

alla varichina:

qualcuno

in un paese assai vicimo

chiede un Natale solo di

pelle bianca

quasi albino

perchè solo così

si sente più vicino

a chi?

 

Tinti Baldini

 

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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 08:23

...

La possibilità di un Dio

 

Quanti anni ancora

mi cercherò dentro

l’indicibile e il detto

con le parole fatte freccia

che scocca

nella campana che rintocca

ed annuncia anche la mia fine

più volte in un giorno

 

e sono fiore

restando seme

e sono parole

senza fiato

e prato negato

al quartiere più lontano

dal centro della città

 

e sono materia

e brodo primordiale

e sono diversamente scaltra

solitaria al punto giusto

tanto da aspettare ancora

 

e sono suono e corda di violino

sono lontana

ma non ti ho avuto mai così vicino

da farmi carne ardente

pur di volerti al mio fianco

folle al punto da cavarmi gli occhi

per non vederti

quando poi sarai stanco

 

sono legno d’ulivo

e cedro del Libano

sono monte sacro

e zolla del tuo giardino

scendo e poi salgo

le scale della passione

come tanti cristi

senza croce e senza esposizione

(e tu di me cosa sai

mentre te nei stai in disparte

e decidi come un amante

di chiudere il conto

e scappare).

 

C’è la possibilità che io creda

che sia cammino di fede

questo nero su bianco

che pomposamente chiamo poetare

è pane e vino

per la mia comunione col mondo

che pure nel suo giro

mi sposta dal centro

che poi sarei io

impotente per ieri e domani

ma oggi  vivo

quasi senza fiato.

 

C’è la possibilità

che il chiodo diventi anello

e che io mi ricongiunga al Dio

che nel suo pieno diritto

mi sta cercando.

 

Maria Attanasio

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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 08:34

...

l

Ovunque sei
io sono con te

(e mi son cadute
tutte le certezze)

anche da cucciola
non riuscivo a costruire castelli
con le carte da gioco

ovunque sei
con i tuoi passi alati
i miei pesanti
lasciano tracce profonde

ovunque sei
l'amore è corda forte

l'infinitamente piccolo nel grande
la goccia che si perde nel mare
ed il bicchiere per me mezzo vuoto
per te pieno

le cascate d'acqua come risate
e la sete che non passa

ovunques sei
l'amore è corda forte.


22/10/09

M.A
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16 novembre 2009 1 16 /11 /novembre /2009 08:31

Una vecchietta in jeans

 

 

Il 10 Agosto del 2009 avresti compiuto settanta anni.

Sicuramente ti avrei portato dei fiori e poi tutti insiemi a mangiare una pizza in quel ristorante

che ti piaceva tanto,vicino al mare per non sentire l’afa di un’estate piena già di tanti odori.

Sarebbe stato un bel traguardo per te,dopo tanti affanni ,dopo i figli ,i nipoti e un matrimonio

lungo mezzo secolo di dolore,un dolore taciuto fino a quando non lo abbiamo capito,letto in ogni

ruga sul tuo viso.

Erano strane quelle rughe sul viso e quel viso sul corpo di una ragazzina così agile e libera,così

apparentemente indistruttibile,e quelle mani così grandi che potevano lavorare per ore instancabili a pulire le case degli altri perché noi avessimo un futuro migliore del tuo passato e libero dalle angosce del tuo presente.

Chissà quante risate,i ragazzi che litigano tra di loro,tuo marito che mette il muso perché il servizio è lento e poi lui non ama le feste soprattutto quando non è lui il festeggiato,e tu che lo prendi in giro e lo inviti a rilassarsi un poco e poi dici a noi che per quanto è triste sembra già morto,uno che non sa godere della presenza della sua famiglia non può trovare in te nessuna comprensione,eppure,

l’hai sopportato per tanto tempo.

Hai cresciuto figli, lavato e stirato camice, hai distribuito ceffoni e sciroppo, contestato amori, hai ripetuto con noi lezioni in vista di un esame importante,hai pagato bollette ,unito pranzo e cena con un solo stipendio e quel tuo lavoro ad ore giusto per mantenerci a scuola .

Ti bastava che fossimo sereni, inseriti nella vita ,invincibili  ai tuoi occhi .

Hai gioito del nostro riprodurci, sei stata con noi quando sono nati i nostri figli, presente senza invadenza hai ricominciato a lavare stirare distribuire ceffoni e sciroppo perché era questo che volevi: che la vita chiamasse altra vita.

Indomita sei andata avanti, giorno dopo giorno, contro di tutto e tutti perché non è  così semplice vivere, crescere figli e nipoti, fare la moglie, la madre, l’angelo del focolare che qualche volta vorresti prendesse fuoco, così tanto per gradire, perché qualcosa si muova in giorni che sembrano non passare mai, e poi ti diventano anni all’improvviso, tutti sulle braccia carichi di dubbi e si va avanti.

Poi il destino, Dio o chissà cosa ti ha chiesto il conto anche per quello che non hai avuto mai.

Comincia la sofferenza di una malattia che tu non riesci a capire perché noi cominciamo a mentire, a dirti che è tutto provvisorio, che l’operazione non è stata risolutiva, però va meglio, basterà fare qualche cura, mettersi in fila con gli altri, tutti con i tuoi stessi occhi, tutti a guardarsi in giro per cercare magari quelle risposte alle domande che non riescono più a dare ai figli.

Quanto dolore, un dolore che non si può dire, non si può misurare, un dolore come questo si può solo attraversare, cercando di darsi tutto l’amore possibile vivendo ogni giorno intensamente, senza chiedersi più niente, tentando di non lasciarsi sopraffare dai rimpianti quando come te, non si possono per indole avere rimorsi e morire con dignità senza rancore.

Non ci sarà per te quest’anno festa di compleanno, il tempo si è fermato prima che tu potessi arrivare ai settanta, ed essere una magnifica vecchietta in jeans.

 
Maria

Agosto '09


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14 novembre 2009 6 14 /11 /novembre /2009 09:19

...

 

Con te dentro

 

 

 

Nel mio cuore batte il tuo cuore

le mie gambe hanno i tuoi passi

e la mia voce conserva l’eco delle tue parole

camminiamo ancora insieme

e parliamo

la città ci regala un tramonto unico

ed io mi perdo

con te dentro.

 

M.A

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13 novembre 2009 5 13 /11 /novembre /2009 09:48

...

 

Una città…

 

Una città che balla

al ritmo degli spari

ora vicini a volte lontani,

 

una città che scansa

i corpi a terra,

gira la faccia per stanchezza

più che per indifferenza.

 

Una città che pulisce il salotto

e mette i rifiuti sul balcone

sperando nella pioggia

o nel vento che spazzi via tutto,

 

una città che non dorme

se non sul dolore ,fatta a pezzi

e mangiata poi digerita

o peggio vomitata

da bocche brillanti di falsità

e denti,tutti contenti.

 

Una città che balla

al ritmo di un urlo assordante:

infatti non si sente niente!

 

Maria Attanasio

           

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12 novembre 2009 4 12 /11 /novembre /2009 00:02

 

Beati voi…

 

Beati voi che avete una risposta

per ogni domanda,

voi che potete interrogare la morale comune

e mai la vostra coscienza,

voi che legiferate in nome del popolo

rimasto al palo,

voi che non avete niente da dire

ma parlate così bene

voce su voce,

fino a tacere al richiamo del padrone.

 

Beati voi che riuscite a dormire

tre ore per notte e restare lucidi

a blaterare poi dal pulpito televisivo

che il morto di turno

è stato solo sfortunato,

poverino è caduto mica è stato picchiato

era già malato di suo in fondo

nessuno l’ha toccato,

non di certo la vostra pietà

e la falsa valenza che date alla libertà.

 

Beati voi che non eravate a Giampilieri né ad Ischia ,

beati voi di passaggio dove la terra trema

e non è mai a casa vostra,

beati voi che avete figli teleguidati

beati voi per noi così occupati,

beati voi che da destra a sinistra

passando dal centro è sempre storia vostra.

 

Beati voi che il Cristo resta inchiodato

nudo e col capo chino,

difeso dal vostro oro e dal vostro manto

d’ermellino,

che se solo scendesse per un attimo

sarebbe per stare su un barcone coi disperati in mezzo al mare

e non a battesimi e matrimoni sul fiume,

poveri voi quando poi verrà la fine.

 

Maria Attanasio

 

Ispirata da un articolo pubblicato su MicroMega di Paolo Farinella,prete

 
11/11/09

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11 novembre 2009 3 11 /11 /novembre /2009 00:08



Alberi infiniti che mi vengono addosso
e sono vento e poi riposo

alberi infiniti che sono fermo
e vigile alla pioggia

alberi infiniti che sento il rumore delle mie radici
sprofondate nella terra cercano linfa

io voglio vivere e dare ombra.


maria attanasio
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10 novembre 2009 2 10 /11 /novembre /2009 08:35

7

Mi dirai

-io ti ho cercato a lungo-

Ma quel tuo tempo

era solo la misura di un mio passo

e non di un cercare e trovare

 

 

Tu non lo sai

ma mi devi  ancora

un milione di notti d’amore

 

io ti devo un favore

lo stesso che al giardino

deve il fiore.

 

 

 

8

 

Quasi non sembra

eppure è

 

risuonano dalla strada

voci e rumori

 

perché si ama spesso

chi non ci ama

chi ci tiene per il collo

sorridendo

e pensa di noi in verticale

quello che vorremmo orizzontale ?

 

quasi non sembra

eppure è così che succede

in fondo chi potrà mai

controllare il cuore

come si fa con la voce

 

il cuore che batte lento

vive più a lungo

dicono…

 

 9

 

Come un rumore di felicità

lontano,

 

come il vento che porta via

foglie ed aquiloni con lo stesso impeto,

 

come la risata di mia madre

eco nella memoria ormai,

 

come braccia segnate

dalla fatica,braccia straniere,

 

come uomini saltati in aria

guerre di ogni tempo,

 

come quello che passa

o resta nodo in gola,

 

come figli che crescono

sconosciuti in casa,

 

come parole che si confondono

e fanno notizie varie,

 

come uomini e donne

poesie e lamenti e delusioni,

 

come il fastidio

della sabbia tra le dita dei piedi o tra i denti,

 

tutto passa

e passando ci cambia,

 

tutto ci trasforma

e spesso ci peggiora.

 

Maria Attanasio

 

 

 

 

 

 

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6 novembre 2009 5 06 /11 /novembre /2009 00:04

 

Insieme

 

 

Nelle fughe degli occhi

quello che siamo stati

nemmeno lo ricordo

 

era farina in attesa d’acqua

lievito e tempo

per farsi pane

anche il mio amore

 

quell’amore caldo di corpi

che si sono trovati

quell’amore di figli attesi

e finalmente arrivati

 

nelle tasche piene

nei fogli ingialliti

il poeta m’ incanta

quando riconosce il mio dolore

 

dolore che era seme nella terra feconda

diventato nel tempo la stagione

del frutto che se non cogli

cade e ritorna alla terra.

 

Maria Attanasio

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