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29 novembre 2009 7 29 /11 /novembre /2009 00:22

...

 

…perdono

 

Potrò mai perdonarmi

l’averti lasciata andar via

scivolando dai miei giorni

ora dopo ora e poi ancora,

 

io di notte ti tenevo la mano

e ne sento ancora il calore

ma stento a ricordare la tua voce,

impazzita giro nei ricordi

e qualche parola ancora mi arriva.

 

Potrò mai perdonarmi la gioia lieve

del sole sulla pelle in questo inizio di Novembre,

che porto dolci ai vivi

per onorare i morti come usa da noi,

lancio benedizioni

con nomi e cognomi

e maledizioni a volte

perché non sono poi così buona

come credevi,

e almeno questo non mi fa male.

 

Maria Attanasio

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Maria Attanasio di Napoli
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28 novembre 2009 6 28 /11 /novembre /2009 08:17

...

Cielo e fango

 

 

Così soli

ci affiliamo i denti

per i prossimi incontri

pronti a baciare

a mordere e fuggire

con le ali un po’ sporche

mai frenate dal vento

siamo di cielo e fango

stanziali e migratori

spaventati dal tempo che passa

sorridendo guardiamo passare

il carro del vincitore

a bocca aperta per troppe parole

restiamo sul vago

infedeli e sinceri di cielo e fango

ed  altri misteri

come sospesi sui tempi che corrono

malgrado  noi.

 

Maria Attanasio

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Maria Attanasio di Napoli
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26 novembre 2009 4 26 /11 /novembre /2009 08:04

...

Malatesta

 

 

Quel che mi gira in questa testa

quel fuoco nelle vene

che chiamano follia,

tu che un po’ ti abitui

un po’ fingi che non ci sia,

la voglia di urlare

di spaccare tutto

urlando per tacere il dolore

e non mentire

non tradire

non disperdere il seme

non odiare

nient’altro che il male.

 

Ma cosa potevo dire

avvolta nella mia croce

di cotone grezzo,

le guance rigate

di lacrime e sporco,

salire e discendere dagli inferi

in pochi istanti,

e muovere le stelle

e l’universo intero

ripetendo nella testa

un verso al giorno

per impararlo a memoria,

uscire dalla follia

ridendo col mondo

del mondo.

 

L’esistenza di Dio

è visibile nella mia bocca sdentata

sul volto segnato

dall’ultimo calvario.

 

Pensando ad Alda Merini

 

25/11/09

 

M.A

 

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maria attanasio
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25 novembre 2009 3 25 /11 /novembre /2009 08:04

...

 

 

 

 

 

 

 

I   POETI

 

 

I poeti sono destinati a finire male

Sulla bocca di  puttane sentimentali,

tra le bestemmie di alcolizzati

momentaneamente sobri.

I poeti sono destinati a finir male

Tra le labbra rosse fuoco

Di adolescenti innamorate e sole

Sulla pelle di laureati

Muratori e stranieri

Uomini senza poi tanti desideri.

I poeti sono destinati a finire

Come tutti gli altri uomini

Senza pietà e senza emozioni

Meglio finire male

In bocca alla puttana e all’ubriaco

Tra le labbra scarlatte della ragazza innamorata

Magari del  laureato straniero e muratore

Che tra le tante pagine dell’uomo di potere

Che confonde la Storia d’ Italia con la sua personale

Abituato a dire con parole non sue

Cose che non è uso a pensare .

Il poeta è destinato a finire male

Senza mai incontrare le labbra e le mani

Di chi lo canta in silenzio

In altri silenzii .

 

 

 

 M.A

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maria attanasio
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24 novembre 2009 2 24 /11 /novembre /2009 07:57

...

Noi…

 

Se voglio posso

senza ali volo

pensiero e parole

hanno piedi veloci

e gambe lunghe

a volte come le bugie

 

c’è un silenzio greve

che ci fa colpevoli

quando il dolore degli altri

ci attraversa ma non ci resta dentro

e restiamo senza parole

perché conviene

 

noi che ci crediamo poeti

che sull’asfalto incontriamo cieli

noi che tra di noi ci conosciamo

e ci amiamo senza incontrarci

mai se non nell’aria e siamo vento

l’uno per l’altro

e siamo pane e vino e nostalgia

di un altro volo e che non sia l’ultimo

almeno non ancora

 

noi che abbiamo visto passare

alcuni di noi veloci nella vita

e fermi nelle parole divenute versi

doloranti e dolorosi

ma non vinti

noi continueremo parole nel vento

orme perdute nell’acqua

a darci fiato.

 

 

Questa è per tutti gli amici poeti che frequentano il mio blog,per gli amici del Cantiere,

Del Giardino dei poeti,di Poetare,quelli che mi scrivono,quelli che mi leggono,quelli che mi sopportano .

Maria Attanasio

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maria attanasio
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21 novembre 2009 6 21 /11 /novembre /2009 07:51

Mettetevi per un istante nei sandali sporchi di polvere di un uomo che è morto su una croce per non rinnegare la sua predicazione.

Un uomo che ha digiunato nel deserto e combattuto contro Satana,nato ebreo,circonciso e poi rinnegato dalla sua stessa gente che gli ha preferito il ladro Barabba.

Un uomo che ha predicato il regno dei cieli riconoscendo l’autorità dell’invasore che occupava la sua terra.

Un uomo che ha detto “Beati i poveri,i puri di spirito”,che non possedeva nient’altro di quello che indossava,che mangiava e beveva quello che gli offrivano,senza mai chiedere,

Un uomo che ha avuto paura del peso che portava,che ha pregato e pianto prima di essere catturato,che ha rifiutato di essere difeso con le armi dai suoi uomini che pure si sarebbero fatti uccidere per difenderlo.

Un uomo che ha sopportato torture,sputi,corone di spine,che ha temuto la morte pur essendo sicuro della sua stessa resurrezione.

Un uomo morto com’era nato,nudo.

Vi chiedete mai se davvero il clero di oggi rappresenta con i suoi vestiti lussuosi e le croci d’oro,l’anello pastorale,proprietà immobiliari in tutto il mondo,rappresenta ancora quest’uomo?

Un uomo armato solo della sua fede nell’uomo che gli camminava accanto,del bambino che gli andava incontro,che accoglieva il ricco allo stesso modo in cui accoglieva il lebbroso,che sapeva dei vizi e delle virtù umane e perdonava,che alla regina ha preferito la puttana.

Un uomo così potrebbe tollerare lo spreco di risorse e vite umane delle guerre preventive,lo sputo all’immigrato,di essere difeso da chi poi pratica il matrimonio celtico e battezza i figli con nomi di fiume,i matrimoni faraonici,le corna consumate in segreto,i tradimenti della politica,le beghe di palazzo.

Potrebbe tollerare che nel suo nome siano state fatte crociate,conversioni imposte,o conquistate per fame.

Potrebbe tollerare questa latente superbia che hanno coloro che si dicono cattolici e mai hanno letto qualche rigo del Vangelo.

Questi sapienti che sanno sempre da che parte stare,una religione che ha più santi che giorni sul calendario,che ha ammazzato e poi santificato parte dei suoi martiri?

Pensate a quello che ha subito San Giovanni della Croce,o più di recente lo stesso padre Pio,poi divenuto Santo.

Avrebbe sopportato l’odore acre dei corpi bruciati dall’Inquisizione chiamata Santa.

Ma dov’è l’amore per l’altro lanciato dal suo messaggio?

Mettetevi nei suoi sandali sporchi della sabbia del deserto,lasciate le scarpette rosse a chi ha il coraggio o la vanità di indossarle.

Ha ragione Don Mazzi,quando dice:”più Vangelo e meno croci”.

Maria Attanasio

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maria attanasio
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20 novembre 2009 5 20 /11 /novembre /2009 08:01

 

 

Bianco Natale

 

Sarà ,ho pensato

un revival di quella dolce

canzone mielosa?

Oppure una manifestazione

di moda per le feste a venire

in cui le modelle

tutte di bianco vestite

sfilano su renne imbiancate?

Magari gli astrologi,loro sì,

sanno

che fioccherà neve a gogò

quella pastosa che si ferma

e accoglie passi e risate?

Oppure è la festa dei cuochi

i più famosi che

a Natale

prepareranno per

tutti i bambini

poveri e ricchi

zucchero filato

meringata e panna

a nuvole

e l'Italia sembrerà

una torta in cielo.

Potrebbe anche trattarsi

di una gara

una gara di nuvole bianche

di forme e colori

da indovinare

col naso all'insù

tuttta notte del 25:

che maraviglia!

M'è venuto anche in mente

un trenino di bimbi dell'asilo

quelli dal grembiulino bianco

dell'ultim' anno

che scorrazza

per lo stivale

ripreso da aerei in volo.

No ,trattasi di Natale

alla varichina:

qualcuno

in un paese assai vicimo

chiede un Natale solo di

pelle bianca

quasi albino

perchè solo così

si sente più vicino

a chi?

 

Tinti Baldini

 

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maria attanasio
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19 novembre 2009 4 19 /11 /novembre /2009 08:23

...

La possibilità di un Dio

 

Quanti anni ancora

mi cercherò dentro

l’indicibile e il detto

con le parole fatte freccia

che scocca

nella campana che rintocca

ed annuncia anche la mia fine

più volte in un giorno

 

e sono fiore

restando seme

e sono parole

senza fiato

e prato negato

al quartiere più lontano

dal centro della città

 

e sono materia

e brodo primordiale

e sono diversamente scaltra

solitaria al punto giusto

tanto da aspettare ancora

 

e sono suono e corda di violino

sono lontana

ma non ti ho avuto mai così vicino

da farmi carne ardente

pur di volerti al mio fianco

folle al punto da cavarmi gli occhi

per non vederti

quando poi sarai stanco

 

sono legno d’ulivo

e cedro del Libano

sono monte sacro

e zolla del tuo giardino

scendo e poi salgo

le scale della passione

come tanti cristi

senza croce e senza esposizione

(e tu di me cosa sai

mentre te nei stai in disparte

e decidi come un amante

di chiudere il conto

e scappare).

 

C’è la possibilità che io creda

che sia cammino di fede

questo nero su bianco

che pomposamente chiamo poetare

è pane e vino

per la mia comunione col mondo

che pure nel suo giro

mi sposta dal centro

che poi sarei io

impotente per ieri e domani

ma oggi  vivo

quasi senza fiato.

 

C’è la possibilità

che il chiodo diventi anello

e che io mi ricongiunga al Dio

che nel suo pieno diritto

mi sta cercando.

 

Maria Attanasio

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maria attanasio
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18 novembre 2009 3 18 /11 /novembre /2009 08:34

...

l

Ovunque sei
io sono con te

(e mi son cadute
tutte le certezze)

anche da cucciola
non riuscivo a costruire castelli
con le carte da gioco

ovunque sei
con i tuoi passi alati
i miei pesanti
lasciano tracce profonde

ovunque sei
l'amore è corda forte

l'infinitamente piccolo nel grande
la goccia che si perde nel mare
ed il bicchiere per me mezzo vuoto
per te pieno

le cascate d'acqua come risate
e la sete che non passa

ovunques sei
l'amore è corda forte.


22/10/09

M.A
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maria attanasio
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16 novembre 2009 1 16 /11 /novembre /2009 08:31

Una vecchietta in jeans

 

 

Il 10 Agosto del 2009 avresti compiuto settanta anni.

Sicuramente ti avrei portato dei fiori e poi tutti insiemi a mangiare una pizza in quel ristorante

che ti piaceva tanto,vicino al mare per non sentire l’afa di un’estate piena già di tanti odori.

Sarebbe stato un bel traguardo per te,dopo tanti affanni ,dopo i figli ,i nipoti e un matrimonio

lungo mezzo secolo di dolore,un dolore taciuto fino a quando non lo abbiamo capito,letto in ogni

ruga sul tuo viso.

Erano strane quelle rughe sul viso e quel viso sul corpo di una ragazzina così agile e libera,così

apparentemente indistruttibile,e quelle mani così grandi che potevano lavorare per ore instancabili a pulire le case degli altri perché noi avessimo un futuro migliore del tuo passato e libero dalle angosce del tuo presente.

Chissà quante risate,i ragazzi che litigano tra di loro,tuo marito che mette il muso perché il servizio è lento e poi lui non ama le feste soprattutto quando non è lui il festeggiato,e tu che lo prendi in giro e lo inviti a rilassarsi un poco e poi dici a noi che per quanto è triste sembra già morto,uno che non sa godere della presenza della sua famiglia non può trovare in te nessuna comprensione,eppure,

l’hai sopportato per tanto tempo.

Hai cresciuto figli, lavato e stirato camice, hai distribuito ceffoni e sciroppo, contestato amori, hai ripetuto con noi lezioni in vista di un esame importante,hai pagato bollette ,unito pranzo e cena con un solo stipendio e quel tuo lavoro ad ore giusto per mantenerci a scuola .

Ti bastava che fossimo sereni, inseriti nella vita ,invincibili  ai tuoi occhi .

Hai gioito del nostro riprodurci, sei stata con noi quando sono nati i nostri figli, presente senza invadenza hai ricominciato a lavare stirare distribuire ceffoni e sciroppo perché era questo che volevi: che la vita chiamasse altra vita.

Indomita sei andata avanti, giorno dopo giorno, contro di tutto e tutti perché non è  così semplice vivere, crescere figli e nipoti, fare la moglie, la madre, l’angelo del focolare che qualche volta vorresti prendesse fuoco, così tanto per gradire, perché qualcosa si muova in giorni che sembrano non passare mai, e poi ti diventano anni all’improvviso, tutti sulle braccia carichi di dubbi e si va avanti.

Poi il destino, Dio o chissà cosa ti ha chiesto il conto anche per quello che non hai avuto mai.

Comincia la sofferenza di una malattia che tu non riesci a capire perché noi cominciamo a mentire, a dirti che è tutto provvisorio, che l’operazione non è stata risolutiva, però va meglio, basterà fare qualche cura, mettersi in fila con gli altri, tutti con i tuoi stessi occhi, tutti a guardarsi in giro per cercare magari quelle risposte alle domande che non riescono più a dare ai figli.

Quanto dolore, un dolore che non si può dire, non si può misurare, un dolore come questo si può solo attraversare, cercando di darsi tutto l’amore possibile vivendo ogni giorno intensamente, senza chiedersi più niente, tentando di non lasciarsi sopraffare dai rimpianti quando come te, non si possono per indole avere rimorsi e morire con dignità senza rancore.

Non ci sarà per te quest’anno festa di compleanno, il tempo si è fermato prima che tu potessi arrivare ai settanta, ed essere una magnifica vecchietta in jeans.

 
Maria

Agosto '09


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maria attanasio
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