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8 febbraio 2009 7 08 /02 /febbraio /2009 15:46

Ho costruito per te
una cattedrale nel mio cuore,
una cattedrale senza ceri
ma con i tuoi occhi
ad illuminarmi il cammino,
senza Santi ma con il tuo cuore
a farmi del bene,
senza voti
ma con le tue mani
per costruire le ore  di tutti i miei giorni.

Ho costruito per te
una cattedrale nel mio cuore,
senza cori ma con la tua voce
a ricordarmi ancora quanto amore
si può dare ed avere
dagli occhi dalle mani
dalla voce dal sudore dal sangue
dal petto e dal ventre,
Madre.

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8 febbraio 2009 7 08 /02 /febbraio /2009 15:34

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono nata ieri

Dopo vortici di dolore

Ancora sconosciuti ,

da ventri offesi

da cristi messi in croce,

e senza padre

sono nata seme e fiore,

sona nata senza passato

e senza futuro

albero e frutto

di un antico spavento.

 

 

Sono nata ieri

Voce e parole

Di un lontano malessere,

con il mio corpo e i miei occhi

a perdersi per il mondo,

camminando contro vento,

albero e frutto

di un antico tormento.

 

Sono nata ieri

E mentre io nascevo

Tu dov’eri…

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 22:42
Grazie a Tinti Baldini e Cristina Bove,che mi hanno sempre sostenuta ed anche ora,in questa nuova avventura,non mi fanno sentire sola.

A Cristina e a Tinti

 

 

 

Il glicine e le rose

parole come perle

una solitudine che arriva da lontano

quando gli uomini sono già andati via

e le storie che si ripetono

nell’odore del caffè

sento perfino l’odore del tabacco

e disegno nell’aria i vostri volti

miracolo della mia speranza.

Gli addii e le assenze

la pioggia che batte sui vetri delle finestre

e poi il profumo di terra buona,

il volto un po’ scavato dalla fatica dei giorni

il corpo svelto di chi non conosce noia,

alba e tramonto nel petto a far da coro

ad una vita che vi sorprende ancora.

Voci amiche sul filo del telefono

lo so che le strade sono spesso in salita

e questa fitta al petto

la sentiamo tutte almeno una volta al giorno

per le cose non dette

e quelle già viste,grazie a voi

ora so che anche nel dolore

può esserci vita.

 

 

(eventuali riferimenti ai versi di

Cristina o Tinti sono voluti e

per questo mi scuso)

 

Maria Attanasio 6 Novembre ‘08

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 17:13

 

 

 

 

 

Non avrò mai più così freddo, come di fronte al tuo corpo inerme sul marmo bianco, né amerò così

tanto la vita.

Forse è proprio  questo il significato della morte, questo innamorarsi del tempo che resta anche di fronte ad una perdita così grande.

Questo amore è stata la tua lezione più grande perché tu volevi che amassimo la vita perché è tutto ciò che abbiamo.

Adesso tu non hai più giorni ,non hai mesi non avrai anni.

Adesso non hai occhi da incontrare di sfuggita per strade dove non cammini più in ogni città conosciuta o soltanto sognata.

Non è tanto il freddo a gelarmi quanto questa sensazione d’aria ferma,come se ogni persona qui presente,respirasse in un modo diverso,più lento.

Ho l’impressione che i miei sensi si acuiscono ,sento tutto padre:sento i pensieri degli altri,le promesse i ricordi,sento che tutti stiamo vivendo  non soltanto la morte di un nostro congiunto

Ma anche un po’la nostra morte.

Sento la morte per la voglia disperata di vita che mi stringe la gola adesso in un rimorso doloroso per il mio egoismo.

Ma è la vita che continua  in tutti i riti così inutili ai morti ed indispensabili ai vivi.

Noi siamo quelli che devono scegliere la bara, i fiori,ed un rito qualunque ma che non offenda la sensibilità di nessuno,allora cercheremo una chiesa disposta  ad accoglierci dopo anni ed anni di indifferenza reciproca.

Non so quello che veramente ti sarebbe piaciuto, noi non abbiamo mai parlato di morte:ci incuriosiva la vita.

C’incuriosiva il passato e la storia di quelli che non avevamo conosciuto,parenti o amici dei parenti di cui sentivamo parlare nei dopo pranzo domenicali con tante famiglie che si riunivano sempre gli stessi in fondo,ma era una consuetudine che ci rassicurava,era bello da bambino credere  che non sarebbe cambiato niente,che tutti saremmo stati sempre lì,ognuno seduto al suo posto,bambini ed adulti seduti alla stessa tavola.

C’incuriosiva la nostra città che tu conoscevi così bene e mi mostravi nelle nostre passeggiate,ogni

Quartiere ogni angolo che per te aveva un valore col passare del tempo, mentre io crescevo, per, me non ha avuto segreti.

Ricordo di come hai sorriso e forse capito quello che sentivo la volta in cui ti dissi che della nostra città avevo una impressione che io stesso definivo strana:mi è sempre apparsa come una città spaventata,come se per paura non avesse mai sviluppato tutto il suo potenziale.

Eravamo curiosi di noi padre ed io tutto volevo sapere di te  del tuo lavoro ,della vita che facevi fuori dalla nostra casa,delle persone che incontravi e che difficilmente avrei conosciuto.

Tu già tutto sapevi di me perché avevi previsto i miei dubbi, la crescita veloce, le cattive compagnie,

avevi previsto la mia ribellione.

Adesso ho pena di me per il tempo che ti ho sottratto, ma c’era gente diversa da incontrare,altri mestieri da fare e città straniere dove passeggiare e pomeriggi interi a non far niente ,in silenzio come  per sentire il tempo che passa e fingere di esserne fuori.

C’è però in me uomo ogni traccia del tuo essere stato figlio alunno e cittadino e uomo e padre.

Io non so com’è morire padre, forse sarà come addormentarsi oppure come saltare un fosso.

Forse sarà come guardare in uno specchio e non riconoscersi, come chiudere un libro non ancora finito.

Forse sarà come guardare il cielo e vederne finalmente la fine e scoprire cosa c’è dietro l’orizzonte trovarlo interessante, sarà come conoscere il vero senso d’ogni cosa vissuta o soltanto sognata.

Forse morire per te è stato diventare pianto d’ogni uomo nelle mie lagrime.

Stasera sono rimasto qui a mettere ordine in quello che hai lasciato ma intorno a me sembra che ogni cosa si trasformi nel tuo tempo che si è fermato.

Mi sorprendo a chiedermi se hai paura solo dove sei adesso al buio  di quella stanza orrenda e senza pietà,  gelata.

Tu adesso non puoi sentire niente perché hai già visto e sentito tutto.

Resto qui a frugare involontariamente tra le tue cose e noto che c’è troppo ordine nel tuo disordine.

Metto via le camicie le scarpe e ritrovo le tue parole il rumore della tua risata  e penso a com’è strano questo mese che ti ha visto lentamente morire, né caldo né freddo che non è più Inverno ma non è ancora Primavera.

C’è gente intorno a me, dalle altre stanze sento le voci e immagino i discorsi, ma io non ho voglia di ascoltare le parole di circostanza di nessuno,certo ognuno ha un tuo ricordo ,l’eco di una parola buona detta da te,l’immagine di un tuo gesto gentile,io lo so ne faccio tesoro,ma non voglio sentire.

Io ho tutto di te padre perché porto in giro il tuo nome e una faccia che ti somiglierà ogni giorno di più.

Metto a posto le tue cose: i libri, i fogli le fotografie,sento nell’aria il tuo profumo,è ovunque nell’aria ,intorno a me aleggia come il dolore costante per la tua assenza.

Vedo nelle sottilissime rughe di mia madre il passato e il presente, il suo dolore così diverso dal mio, per  quello che abbiamo perso tutti, perché io credo che quando muore un uomo buono, ogni altro uomo subisce una perdita anche se sconosciuta, poiché viene a mancare un pezzetto della parte buona del mondo.

Adesso siamo qui a guardarci, a darci forza l’un l’altro,cercando di imparare in qualche modo,il coraggio che ci vuole per attraversare il dolore ed andare avanti.

Continueremo a vivere ogni freddo aspettando il caldo,ogni piccolo dolore come in attesa di uno più grande,a  credere in qualcosa senza arrenderci mai.

Sono passato nei tuoi occhi ed ho visto ciò che tu volevi che io vedessi,sono cresciuto di colpo attraversando il tuo sgomento di fronte alla malattia,alimentando forse ingenuamente la tua speranza.

Sono passato come un treno nella tua disgrazia per continuare a vivere perché sono il fiore nato dal tuo seme in un giardino di gramigna e amore.

Sono il passaggio concreto della tua vita alla vita del mondo, sono la moneta che paghi alla sorte come se ci fosse stato uno scambio tra la tua morte presunta e la mia vita vera.

 

 

 

 

 

 

 

         Maria Attanasio      ottobre  2003

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:32

 

 

 

 

 

 

(A Checca ed Ale)

 

 

 

L’origine del mondo

ed il tuo primo respiro

fuori dal mio corpo a farmi male

con l’unico dolore possibile

da accettare,

l’origine del male

quello vero dell’uomo

sull’uomo che io sto qui

a raccontarti sperando

che mai tu debba provarlo

sulla tua pelle carne della mia carne

ogni tuo dolore è mio

ogni tua lacrima ha il mio sale

ogni tuo grido ha la mia voce

ed ogni risata tua

è l’origine del mondo

che si è aperto nel chiaroscuro

dei tuoi occhi,

schiuso il mondo alle tue mani

che vogliono afferrare

ma non sanno ancora contenere,

sei tu il tuo capolavoro

ma ancora non lo sai.

 

 

Mamma

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:27

 

 

 

 

 

Mani grandi mani contadine

Mani per punire mani per benedire

Mani per crescere figli

Mani a coprire sbadigli

Mani date in pegno per un caldo inverno

Ed una fresca estate

Mani a mollo per ore nell’acqua e sapone

Ore ed ore a lavare

In attesa del sole ad asciugare

Le mani e la pelle da salvare.

Mani senz’anelli senza unghie laccate

Mani consumate

Dalla fatica degli anni

Dalla malattia dagli inganni

Mani invecchiate prima che il tempo

Battesse più lento

Mani per unire dividere e moltiplicare

Mani fredde esangui

Mani di mia Madre

Mani baciate-

 

 

 

 

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:20

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi

si resta come sospesi

tra il dire e il fare,

si trattiene e il respiro

per poi riprendere  a respirare,

è passato come un vento leggero

tra le foglie di un qualunque Aprile,

è scappato sulle scale

come un bambino atteso

per un nuovo gioco giù in cortile;

sorriso in un pensiero,

vena che pulsa

lungo la gola protesa,

il dolore.

 

 

 

Maria Attanasio

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:18

 

 

 

 

 

Metti ordine nei miei pensieri

Prenditi tutto il tempo che vuoi

Quello che puoi spendere per me

Che ti regalo silenzi in onde medie

E parole come coriandoli

Per questo eterno Carnevale

Ridere e godere un giorno su mille

Tanto poi si può ricominciare

Sempre e ancora

Fino a quando poi la Morte

Ci ruberà gli occhi

Ci fermerà le mani

Ci chiuderà la bocca e sarà tempo

Di zittire il dolore

E sarà luce nell’ombra

E orma del tuo corpo ancora sul mio letto.

 

Maria Attanasio

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 15:14

 

 

 

Sono sicuro che verrai

L’ho letto nei tuoi occhi,stampato sul tuo sorriso c’era quello che poi si è rivelato essere il mio invito.

Verrai dove ti ho detto di venire perché abbiamo sperato nello stesso istante più o meno la stessa cosa:io speravo di trovare il coraggio di invitarti ad uscire con me,tu speravi che io ti invitassi.

Mentre ti aspetto già penso che è stato un miracolo incontrarsi,tra tanta gente che corre ogni  giorno incontro alla sua ora,dentro un lavoro quando c’è,in una disperazione nuova quando il lavoro non c’è,e ti devi inventare ore diverse per giorni che non avresti voluto vivere.

Poi la gente quella che corre con le cuffie dell’I pod e sembra viverci con quella musica nelle orecchie ,nessun tentativo di comunicare con l’altro,l’espressione di chi vorrebbe essere comunque in un altro posto che forse riesce ancora ad immaginare.

Invece noi quel giorno ci siamo incontrati così per caso,la stessa malattia lo stesso medico curante,quasi la stessa diagnosi e poi le sedute per la  terapia,una due tre,infine la mia decisione  di volerti incontrare in un posto dove guardarti non fosse solo chiedermi chissà lei come sta davvero.

Ti voglio incontrare in un bar all’aperto ,in mezzo ad altra gente,e gente ancora che passa mentre noi beviamo quello che ci pare e si ride poi di qualche stupida battuta che faccio,magari sul colore mogano che sta prendendo il mio cranio,e ti conterò le stelle negli occhi,e ti accarezzerò i capelli che hai ancora tanti e sembra non ti cadranno,almeno non adesso.

Verrai perché non avrebbe senso non venire,verresti anche se piovesse,verresti comunque con me a guardare la pioggia battere sui tavolini,la gente affrettarsi,verresti a chiedermi di baciarti prima che sia troppo tardi per il sole e l’inverno la pioggia,per i baci e i caffè,tardi per il gelato al lampone,per la musica a palla,tardi per tutto,in anticipo su tutto il tempo che ci rimane tu stai già arrivando.

 

Maria Attanasio

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7 febbraio 2009 6 07 /02 /febbraio /2009 12:20
5 mesi fa ci lasciava a soli 41 anni Daniela,poeta e donna di una bontà assoluta.
Daniela amava la vita,amava Napoli ,la sua famiglia ,gli amici e la poesia.
Nelle sue poesie ogni parola è calibrata attentamente come se ogni parola dovesse sostenere
il peso dei versi che non è lieve quando escono dall'anima.
Daniela nei suoi versi ci metteva la sua anima,la sua carne,il suo essere donna e madre in un mondo che
cambia troppo velocemente ed è difficile per tutti sentirsi al sicuro.
Daniela era generosa e carnale,aveva occhi profondi ed ha cercato Dio anche nel suo dolore quando combatteva
contro la malattia.
Adesso siamo tutti più soli,anche coloro che non hanno avuto il piacere di conoscerla,ma che potranno farlo attraverso la sua poesia.
Mai soli quanto lo sono i suoi familiari,il marito Pino,la piccola Glenda ai quali va il mio pensiero.
Ciao Daniela.
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