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5 gennaio 2010 2 05 /01 /gennaio /2010 09:23

Pane & Rose

 

Io non dico poi parlo e riprendo discorsi

accorcio  distanze legando fili a nodi scorsoi

per dirti di me che cado nel vuoto di giorni

e notti che non sai i respiri caldi che m’ invento

ché la solitudine è pure vuoto fisico d’amore

e dintorni come passioni intontite da ricordi

troppo pesanti per essere solo tuoi ricordi

di mani grandi che portavano il pane e le rose

di una vita da spartire in quattro figli e mille incomprensioni

col quotidiano sogno di essere all’altezza

di una vita spezzata troppo in fretta.

Io non dico poi vengo a portarti a mano

i pensieri di un tempo che mi passa troppo lento a giorni

e mi ritrovo poi addosso anni come maglie della salute

che non dovrei avere mai più freddo eppure tremo

solo al pensiero della verità che illumina le menti

ma ti troverà impreparata a capirmi per troppo amore

ricevuto e mai goduto che il corpo spesso non sa

cosa vuole e s’inventa vizi di perdizione

e poi viene un momento in cui un medico pettegolo

ti dice che è tempo di cambiare che ci vuole impegno

per vivere da malato e morire sano

e dovrai stare attento ad essere felice ché la felicità si paga

in questa e non nell’altra vita.

Abbiamo bisogno di pace di qualcuno che ci riempia il bicchiere

che ci guidi per andare lontano per trovare le parole

ago nel pagliaio quando non si sa da che parte tira il vento

e in quale direzione si deve andare per avere ancora pane e rose

e quel dolore lieve di tenere tutto dentro e non sapere

dove guardare per il rossore che invade il viso

quando la colpa è grave e lieve lo stupore di aver osato

dire tanto proprio a te che mi remi contro e sei

parte di quell’amore per l’uomo umanamente concepito

per essere mio simile e mio contrario.

Io dico non dico spesso parlo a sproposito

e scrivo peggio di quanto riesco a pensare col cuore a pezzi

lanciati in aria a far coriandoli e faville di fuochi mai spenti

in fondo agli occhi che non vogliono dimenticare

uomini e paesi e treni per attraversare il mondo

e farmi attraversare colonna infame che invade

le mani la fede i fiori sull’altare del mio stupore

della mia illusione di essere viva e pronta all’amore

quell’amore legato ad ogni rifiuto ad ogni bacio negato

al nemico al socio in affari all’avventore

al nero sul barcone al nomade divenuto stanziale

fermo a mano tesa al casello autostradale.

Fermati con me volevo dire fammi capire

l’ignoto l’assoluto la donna che mi è stata madre

il suo dolore la sua Passione,fammi ritrovare la voce

il sorriso del Poeta che mi ha lasciato a mendicar parole

da mettere in croce e dare ritmo al verso

che mi fa spergiura e  pura agli occhi di un qualunque

inquisitore se la mia colpa è questa allora posso sperare

che qualsiasi pena da scontare valga sul piatto

della bilancia della giustizia umana e non.

 

Maria Attanasio

 

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Maria Attanasio di Napoli
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commenti

tinti 01/05/2010 11:48


E' una preghiara quel dico e non dico ,un bisogno fondo di trovarsi e di capire e arriva come un fiume che pian piano esce dagli argini ,trabocca e aggguanta.Pane e rose è la vita ,mia cara e tu lo
sai ...tinti


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