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17 settembre 2011 6 17 /09 /settembre /2011 07:53

 

Ciao tesoro, dieci ore di auto ,non è  stato poi male ,anzi abbiamo visto una parte di Italia che non immaginavamo così bella.

Ho visto gli occhi di tua madre, ora si è allontanata per prendere l’acqua, per la prima volta e mi sono persa,

immersa in un dolore che non è mio ,ma sento forte ,ed a volte mi sembra di derubarla di qualcosa che è soltanto suo.

Elena ha deciso di condividere il suo dolore con gli altri perché non andasse perso nulla del tuo calvario, e qualcuno tipo me, si è fermato e si è offerto di portare per un po’ questa croce.

Poi l’emozione quando mi ha messo Tommaso tra le braccia , mi son sentita leggera, felice per quel piccolo

miracolo che mi è stato concesso di vedere, perché è davvero un miracolo di amore e di vita perché la vita arriva quando vuole, come la morte, come il dolore.

La vita è arrivata perché tua madre e tua padre ti hanno così tanto amata, da non poter lasciare alla morte la vittoria sul tuo corpo, non certo sul tuo spirito che aleggia intorno a noi ,farfalla o zanzara chissà se stasera vuoi essere dolce o dispettosa nel manifestare la tua presenza.

Io sono venuta da te  per capire come si possa sopravvivere  alla perdita di un figlio, volevo capirlo guardando gli occhi di Elena, le mani forti ma delicate di Vito, lo sguardo da bel tenebroso di Edo.

Silvia io ho capito che non è quanto si vive, ma come.

Ho capito che il dolore per la perdita di mia madre mi stava annientando, mi stava facendo diventare egoista, meschina ,senza fede.

Ora so che senza fede, non può esserci nessuna speranza né per la vita ,tantomeno  per la morte ,ho

Iniziato un percorso nuovo  di fede ,tua madre, che ora porto nel sangue come un nuovo cromosoma, mi ha teso la mano, ed io mi sono sentita perdonata da quel prossimo che avrei dovuto amare come me stesso, ed era me che non amavo .

Eccola che torna  con l’acqua fresca per  lavare l’erba, rifocillare i fiori ed intanto ti parla ,ti racconta di me

del bambino, delle rose che ti ho portato ,ed io avrei voluto che ogni petalo di quelle rose fosse un giorno un mese un anno in più di vita, per te.

Ed ho sentito lo spreco di vita ,di futuro ed è stato uno schianto.

angelo in attesaMa poi tua madre mi ha rassicurato facendomi capire che è il presente quello che conta, ed è vero noi siamo qui in questo istante, adesso che io scrivo e a 500km Tommy strilla che ha fame e tuo padre lavora come mio marito e le mie figlie vivono distratte dalla loro vanità .

Adesso  io sto vivendo.

Il tuo è durato troppo poco ma l’hai riempito di sorrisi e gioia ,questo è un altro motivo per cui sono qui.

Tu sei stata un miracolo e come tale devi restare anche un mistero.

Tu sei Silvia, figlia di Vito ed Elena, sorella di Edo e Tommaso che mangeresti di baci, anzi da qualche parte, ovunque sei  forse sei proprio tu che lo calmi ,che gli soffi sul collo ninnananne sempre nuove e lui dorme

beato.

Grazie Silvia perché dal tuo dolore è nata comprensione ed amicizia.

Grazie perché forse ti sono simpatica e con una mano ogni tanto mi sfiori.

Grazie perché mi stai insegnando ad amare la vita ed è un regalo bellissimo da fare ad una che ha già vissuto  ¾ almeno della sua vita.

Avrò scritto e pensato milioni di parole e vorrei andarmene e tornare qui  per dirtele tutte ,soffiartele  nel vento con un gioco di foglie ora che viene l’autunno , grazie  Zilla per esserci stata in ogni momento di questa troppo breve vacanza.

Con Amore, Maria Attanasio

 

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Maria Attanasio di Napoli
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commenti

tinti 09/17/2011 16:01


Sai amare il dolore dell'altro lasciadolo integro.Tinti


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